01/11/2008

Il nostro viaggio in USA

 

Che fatica ragazzi…

rientrare nella “quotidianità” dopo un viaggio così fantastico è proprio difficile.

Solo una settimana fa scendevamo baldanzosi lungo la costa della California ed ora, appena il tempo di smaltire il jet-leg e via… lavoro, impegni e giornate piovose di un autunno ormai inoltrato che certo non aiutano a far passare la malinconia del “rientro”.

E’ piacevole però, per me e Roby, trascorrere questi primi pomeriggi a casa a sistemare foto e appunti di viaggio. Amici e parenti si sono già inevitabilmente sorbiti la “serata diapositive” e probabilmente non ne possono più di sentir parlare di America, States, California, Football… ma che volete, sognavamo questo viaggio da tanto tempo…!

Per la nostra prima volta negli States, avevamo programmato un viaggio “esplorativo” che toccasse alcune delle città più conosciute e dei luoghi più famosi, cercando di alternare nell’itinerario aree metropolitane e giornate nella natura secondo i nostri interessi, con la “ciliegina” dei tre appuntamenti, prenotati dall’Italia: Cirque du Soleil a Las Vegas, partita di Football a S.Francisco e Basket a S.Diego.

Dopo mesi di preparativi, il 1 ottobre, giorno della partenza, eravamo veramente emozionati, soprattutto Roby, decisamente più “americanofilo” di me, ma anch’io devo dire, non vedevo l’ora di toccare il suolo statunitense.

Cinque giorni per scoprire New York sono decisamente pochi ma, grazie alle nostre buone gambe (che scarpinate) ed alla nostra inseparabile Lonely Planet, siamo riusciti ad apprezzarla al meglio.

A Las Vegas, per sole due notti, siamo rimasti abbagliati da luci e suoni e “allucinati” dalla quantità di slot-machines e tavoli da gioco, un enorme parco divertimenti da cui siamo usciti un po’ frastornati. Bellissimo ed emozionante però lo spettacolo “Mystere” allestito dal Cirque du Soleil in uno dei grandiosi Hotel della città.

Abbiamo percorso in auto le lunghe e dritte strade del deserto tra Nevada e Arizona incrociando enormi camper (che sono praticamente dei TIR) e moderni cowboys in sella a fiammanti Harley per fermarci poi a Williams, Arizona, piccola (ma veramente piccola) e ridente cittadina: poche case, qualche negozio di souvenir, molti motel, attraversata da due sole strade. Una di queste però è piuttosto famosa… scopriamo infatti di trovarci sulla mitica Route 66 simbolo dello stile “on the road” americano.

Williams è il nostro punto d’appoggio per visitare il Grand Canyon che ovviamente ci lascia senza parole e ci gustiamo alla grande la giornata, con breve escursione e passeggiate, in mezzo a questa natura spettacolare.

Ci rituffiamo nella vita metropolitana a San Francisco, o Frisco come la chiamano gli yankee, città vivace e piena di vita anche se rimaniamo colpiti dalla quantità di barboni che ci sono. Di giorno vagano per la città raccogliendo bottiglie e lattine vuote (probabilmente li portano da qualche parte dove ricevono soldi in cambio), mentre di sera si sdraiano in file più o meno ordinate sui marciapiedi, preparandosi a trascorrere la notte.

Il nostro albergo si trovava vicinissimo a Chinatown, poche vie nel cuore di S.Francisco ma percorrendole hai l’impressione di trovarti in una piccola Shangai o Pechino.

Il grande appuntamento a Frisco era per la partita di football: S.F 49ers vs Ph. Eagles. Giornata fantastica con tanto di BBQ con degli Italo-Americani conosciuti in loco e grandissima lezione di sportività per noi italiani (invece di accoltellarsi allo stadio, gli Americani, pensate un po’…si divertono...!!!).

Abbiamo impiegato quattro giorni, lungo la bellissima strada costiera Highway 1, per raggiungere Los Angeles. La distanza non era moltissima ma ci siamo gustati tutta la costa californiana incontrando le curate campagne che ricordano un po’ il paesaggio toscano.

Tappe del percorso: Monterey, antica capitale dello Stato e, in passato sede della fiorente industria dell’inscatolamento delle sardine; la graziosa Carmel, pittoresco e sofisticato paesetto sul mare e la sua Missione, praticamente uno dei primi “presidi” spagnoli in territorio indiano; a S.Simenon osserviamo per un po’ i numerosi leoni marini spiaggiati e raggiungiamo poi S.Luis Obispo, cittadina a vocazione agricola dove abbiamo la fortuna di capitare proprio nella serata del mercato: una festa di paese con tanto di gara delle zucche e naturalmente mega grigliate. Una cosa curiosa: tra braciole, salsicce e patatine non girava però una goccia d’alcool, neanche una birra (che peccato!).

Los Angeles ci delude: troppo caotica e, scattata giusto qualche foto ai Baywatch di Santa Monica,  scappiamo nella più tranquilla e piacevole S.Diego, ultima tappa del nostro viaggio.

Da ricordare qui la giornata “Navi” con visita ad una vera portaerei (la Midway in servizio fino alla prima guerra del Golfo) , ad un vascello del 700 e ad un sommergibile russo (da claustrofobia).

Evento memorabile poi la partita NBA, Koby e gli altri da vicino: L.A. Lakers vs Charlotte Bobcast… CHE SPETTACOLO!!!

Ecco qui, la nostra America… è stato bello ritrovarsi in luoghi resi tanto celebri da film e TV (ho risparmiato però a Roby il tour “Sex and the City”), divertente ed interessante cercare di catturare e capire un po’ l’ “american’s life style”  osservando la gente per strada, guardando la TV locale, osservando ogni cartello ed insegna, curiosando nelle corsie dei supermercati (che disastro...!!!).

Toccante sicuramente trovarsi a Ground Zero come in ogni altra parte di NY che ricordasse il tragico 9/11.

Già, l’11 settembre, o 9/11 come scrivono gli americani… a NY non puoi non ricordare quella data: memorials, musei, annunci di organizzazioni di sostegno per chi soffre di disturbi legati a quel giorno, bandiere ovunque. Nonostante qualche sfumatura consumistica e di propaganda politica legata al ricordo, attraverso questi segni, mi è parso di avvertire anche un grande orgoglio e voglia di ricominciare della gente americana capace forse di trasformare questi due numeri, 9/11, da simbolo di terrore a simbolo di speranza.

Accanto a questo grande spirito patriottico che mi ha molto colpito, non potevo non notare però la vocazione al consumo di questa Nazione: macchinoni da paura (la cilindrata 2000 per loro è un’utilitaria), aria condizionata a palo anche quando non serve (in un locale avevano l’aria condizionata all’interno e i “funghi” per scaldare sui tavoli all’esterno), ghiaccio in quantità, monouso a perdere… viene da pensare che buona parte della crisi energetica e ambientale possa essere dovuta agli sprechi degli americani.

CIBO: lasciamo perdere, almeno in questo PER FORTUNA CHE SIAMO ITALIANI!!!

 

Ciao a tutti!

Ale

 

18:21 Scritto da: roby67ale73 in viaggi | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

30/10/2008

U.S.A. on the road

Ciao a tutti, siamo tornati!

Da diverso tempo non aggiorniamo il diario di bordo perchè ce ne siamo andati a zonzo per gli States. Poco più di tre settimane per un indimenticabile esperienza.

Fra poco pubblicheremo (che parolona imporante) le nostre impressioni di viaggio, sperando di poterle condividere con tutti voi. Intanto un saluto e a presto.

Roby e Ale

 

12:05 Scritto da: roby67ale73 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

15/09/2008

Pensieri Avaneri


Come avrete notato, tra i primi contatti che io e Ale abbiamo voluto inserire in questo spazio, c’è il link al blog del nostro amicone Stefano Pasqualon. Cubano d’adozione ormai da alcuni anni, Stefano, tra le tante altre cose che lo impegnano, ha trovato il tempo di ideare il blog intitolato, appunto, “pensieri avaneri”. Titolo che mi sono permesso di scippare per dedicare a Stefano queste poche righe.

Mi è venuto naturale pensare a lui perché pochi giorni fa, preoccupato dalle notizie che sfornava la TV a proposito del percorso dell’ennesimo uragano caraibico, gli ho scritto un mail per avere rassicurazioni e notizie fresche sul fenomeno che puntualmente in questa stagione colpisce i caraibi e il sud degli Stati Uniti.

Oltre a restare impressionato dalla portata di tali forze della natura (molto probabilmente l’impatto che esercita la nostra civiltà sul pianeta è direttamente collegato all’apparente crescente intensità e alla maggiore frequenza degli uragani, ma questo è un altro discorso che potremo riprendere in seguito) personalmente, rimango un poco divertito (chi mi conosce sa di questa mia simpatia per lo humor nero), dai nomignoli che di volta in volta gli americani appioppano a questi bestioni che scorazzano per l’oceano. Inevitabilmente penso ai nomi che noi italiani gli daremmo se ne avessimo uno da battezzare (grazie a Dio per il momento non ne abbiamo!!!): forse Gennarino o Angelina sarebbero appropriati.

Torniamo seri visto l’argomento (perdonami Stefano per questa divagazione). Dicevo di Stefano che in questi giorni è riuscito a scrivere qualche pensiero sul blog nonostante fosse impegnato a rinforzare la sua casa per proteggerla dalla forza dei venti che di lì a poche ore avrebbero colpito l’Avana.
Eh si, l’Avana… E’ lì che Stefano vive con sua moglie e le loro due splendide bimbe. Ed è lì che nell’estate di due anni fa, Stefanone ci ha accolti in quella che è stata la nostra prima, e speriamo non ultima, visita sulla quella splendida isola.
Una piccola grande avventura (non mi piace chiamarla vacanza), condivisa con Guido e Petra, anche loro nostri affezionati amici e appassionati viaggiatori.

Adesso che Ike è passato, possiamo tornare ai ricordi sereni di quei giorni trascorsi tra lunghe passeggiate nel cuore dell’Avana Veja ad assaporare i colori, i profumi e il calore di questa meravigliosa città e della sua gente. Delle lunghe trasferte in auto scoprendo piano piano le regioni meridionali dell’isola (in un successivo post descriveremo in una sorta di diario le tappe del nostro viaggio).

Stefano ci ha introdotti e guidati negli aspetti più autentici di quella città, perché lui è ormai un hombre cubano ed è stato davvero spassoso assistere alle battute scambiate ora con un venditore di frutta, ora con un passante, ora con uno vecchio fermo all’angolo a prepararsi con pazienza certosina un buon sigaro da fumare. Dandoci così la conferma di essersi integrato meravigliosamente in quella realtà così diversa dalla nostra.

L’Avana ci è rimasta nel cuore. Forse per la sua atmosfera un po’malinconica dovuta alla lenta ma inesorabile decadenza dei suoi meravigliosi edifici coloniali, forse per il sorriso smagliante della sua gente, forse per le splendide automobili degli anni 50 che si incontrano. Molto probabilmente per tutte queste cose, tanto che passeggiando per i vicoli giureresti di essere stato proiettato indietro nel tempo.
Ora voglio spendere qualche parola sul popolo cubano. Come abbiamo avuto modo di capire nel corso del nostro viaggio, noi italiani avremmo molto da imparare sull’orgoglio nazionale e la dignità di questa gente che nonostante le difficili condizioni di vita (problemi derivanti soprattutto da 40 anni di embargo blindatissimo esercitato dagli Stati Uniti), riesce sorprendentemente ad ingegnarsi per risolvere i piccoli e grandi problemi, che troppo spesso assumo i contorni di veri e propri drammi, con i quali ogni giorno sono chiamati a confrontarsi. Situazioni affrontate sempre con il sorriso e la freschezza che contraddistinguono i caraibici e, badate bene, anche se sembra un luogo comune, non è così perché abbiamo avuto più che la sensazione, la certezza di trovarci di fronte a sentimenti forti e autentici.

Io, Ale, Guido e Petra siamo rimasti ammirati davanti alla dignità dimostrata da quel popolo davanti a cose che farebbero piombare noi, cosiddetta gente civile, in facili isterismi. Direte voi: grazie tante, a nessuno è permesso il lusso di lamentarsi vivendo in un regime totalitario. Non ho la presunzione di conoscere la verità, ma ho la sensazione che la mentalità così solida dei cubani, emerga sempre e comunque nonostante i timori e i pericoli per la difficile situazione politica in cui versa l’isola. Certo, una dittatura è una dittatura, e sono ovviamente molti gli aspetti del quotidiano che sfuggono anche al più attento osservatore. Aspetti che molto spesso si tramutano nella negazione dei più elementari diritti dell’uomo.

Questo tema però, merita delle riflessioni che io e Ale saremo lieti di approfondire in questo spazio, augurandoci di cuore che anche chi legge voglia regalarci dei pensieri e considerazioni con i quali non solo arricchire il blog, ma renderlo un piccolo strumento per esercitare il bene più prezioso che abbiamo: la libertà.
Saluti a tutti.
Roby

18:43 Scritto da: roby67ale73 | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: cuba, viaggi, amici | OKNOtizie |  Facebook